A trent’anni dalla scomparsa, Alexander Langer resta una figura di intellettuale coinvolto su vari fronti nell’impegno politico e civile di grande interesse. Ripercorrerne le molteplici esperienze consente di seguire un itinerario di vita attraverso i luoghi cruciali della storia d’Italia e d’Europa nella seconda metà del Novecento. Questo da un’angolatura particolarissima, frutto – oltre che di uno slancio ininterrotto di Langer verso i più deboli – della sua origine sudtirolese e della sua capacità di far giocare nell’azione politica, come nei rapporti quotidiani, la ricchezza derivante dalla posizione di confine fra la cultura italiana e quella tedesca. Seguendo la sua vita si ha la possibilità di compiere un viaggio in compagnia di un personaggio straordinario, spinto ogni volta dalla propria sensibilità e intelligenza a trovarsi là dove le crisi scoppiavano più acute. Sempre animato da una inesauribile curiosità per gli altri, Langer si muoveva al centro di una fittissima rete di relazioni, cercate e coltivate con cura prima nell’ambito del mondo cattolico e poi nella nuova sinistra nata dal sessantotto, fra i Verdi, al Parlamento europeo o nei conflitti in ex-Jugoslavia e in altre aree di crisi di un mondo in veloce cambiamento. L’analisi di Levi aiuta il lettore a ritrovare, oltre alla dimensione storica della figura di Langer, anche le linee di attualità delle sue riflessioni in molti campi, dalle trasformazioni profonde nelle società di fine millennio, alle tematiche ambientali, ai problemi della scelta non violenta e della sua possibilità di perseguire la composizione delle fratture che continuano a sconvolgere equilibri sempre più incerti.
248 pp.