Arte

Umberto Fortis, oltre a saggi e volumi su Leopardi, la narrativa minore dell’Ottocento, le parlate giudeo-italiane e la cultura ebraica in Italia, ha pubblicato, tra l’altro, Ebrei e sinagoghe (1973); La parlata giudeo-veneziana (1979) con P. Zolli; Il ghetto sulla laguna (1987); Il ghetto in scena. Teatro giudeo-italiano del Novecento (1989); Editoria in ebraico a Venezia (1991). Ha curato Venezia ebraica (1982); Vita di Jehudà. Autobiografia di Leon Modena (2000) con altri; Adolfo Ottolenghi (2003).

    L’antigiudaismo antico e moderno: 1

    A cura di: Umberto Fortis

    Questo libro (primo di due volumi che raccolgono diversi saggi sul tema dell’antigiudaismo all’antisemitismo) tratta le manifestazioni dell’antigiudaismo nel mondo antico, greco e romano, e nell’Europa medioevale fino alle soglie dell’età moderna. Uno dei nodi sui quali s’interroga la storiografia contemporanea è infatti quello dei rapporti di continuità tra la millenaria discriminazione nei confronti degli ebrei e i movimenti antisemiti dell’Ottocento e del Novecento.

    L’antisemitismo moderno e contemporaneo: 2

    A cura di: Umberto Fortis

    I temi trattati in questo testo (secondo di due volumi che raccolgono diversi saggi sul tema dell’antigiudaismo all’antisemitismo) riguardano diversi aspetti dell’antisemitismo dall’inizio dell’età moderna ai nostri giorni: rapporti di continuità e gli elementi di diversità fra l’antiebraismo dell’Ottocento e l’antisemitismo nazista; la valenza denigratoria della pratica della caricatura, supporto non secondario al diffondersi dell’odio antiebraico soprattutto nella Francia del primo Novecento.

    La bella ebrea. Sara Copio Sullam, poetessa nel ghetto di Venezia del ‘600

    Autore: Umberto Fortis

    Un libro che si occupa in modo approfondito della figura e della produzione poetica di Sara Copio Sullam, importante figura della cultura veneziana del primo Seicento. L’opera letteraria della poetessa nasce dal suo de­si­derio di raggiungere la fama nel mondo culturale dell’epoca per com­pensare, in tal modo, lo stato di inferiorità sofferto come donna e come ebrea, reclusa entro il ghetto e infrangere, così, le mura della segregazione.